frammenti

I cento e oltre personaggi che facevano da sfondo al pranzo erano stati per me il ritratto preferito dell’umanità: c’era ogni caratteristica di un uomo, ogni essenza non nascosta di una persona, tra le più disparate, ed era uno dei modi in cui avevo scoperto il mondo negli anni in cui ero cresciuto a Torti, in cui avevo avuto la mia formazione più importante: in parte solo osservando un pranzo, ricorrente, nella mia terra.

Il paese di Torti

 

Giulia amava il mal di testa, perché le rendeva uno stato confusionale: la faceva schizzare fuori dalla sua eccessiva lucidità. La sua prominente ansia la chiamava così: eccessiva lucidità. Era convinta che la sua diffidenza nei confronti del mondo, dovuta alla ricerca ossessiva della perfezione, fosse una forma di totale intelligenza che poteva prevedere tutto e perciò evitava tutto. Aveva conservato un’alta stima di sé, della sua mente, del suo modo d’interpretare le cose. A scuola non era stata eccellente, i voti erano oscillati dal sufficiente al mediocre, ma le doti intellettuali gliele avevano abilmente riconosciute. Era in grado di leggere anche dieci libri in un mese, adorava farlo, allorché riuscisse a concentrarsi solo su di essi.

Le differenze