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Articoli dalla categoria ‘Romanzi’

Recensioni

Alcune recensioni del romanzo breve Le differenze:

«Perché si parla di tutte quelle differenze che caratterizzano ogni essere umano, quelle scelte/non scelte che ci conducono verso un sentiero di irrimediabilità o felicità momentanea» \\ Irene Cambriglia, I bookanieri

«Federico Di Gregorio racconta una storia piacevole che vogliamo accompagnare con la degustazione di un infuso vivace e sempre diverso. Un Tè Aromatizzato, scegliete voi l’aroma, sarà il compagno ideale per questa simpatica lettura» \\ Roberto Bagnato, Leggo con tè

«Un libro che ho trovato confuso, nel senso positivo del termine, pieno di vita, di emozioni e avvenimenti, nonostante le sole 77 pagine» \\ Erika Dossena, La libreria di Mommy

«È un romanzo breve che è arrivato per caso nella mia vita, anzi nelle mie letture, incuriosita dal titolo» \\ Rosanna Sanseverino, Sole e luna blog

Segnalazione Made in Italy
Anisa Sijoni, Tutta colpa dei libri

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Le differenze

Le differenze affronta il rapporto con il talento, l’approccio al tema dell’errore e dell’irrimediabilità. È la storia di un giovane atleta che esplora la vita mentre scopre la storia di un dipinto, di un incidente stradale, vive un amore che sembra non poter esistere. Bernard cerca se stesso, abbandona la carriera nell’atletica leggera per seguirne un’altra da pianista. Ama osservare le differenze, tra le persone. È un romanzo di luoghi onirici e città, situazioni quotidiane e vicende paradossali.

Le differenze, Delos Digital, prima edizione, 2017.

La collana Odissea Digital è a cura di Franco Forte.

Link: https://delos.digital/9788825402940/le-differenze/

A luglio

A luglio, a trentuno anni, pubblico il mio primo romanzo. Mi vengono in mente le parole di Oriana Fallaci: «Sono stupendi i trent’anni, e anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli con il prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, con il nostro dolore da grandi. […] Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna».